Campo largo, il rebus delle primarie agita il centrosinistra

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Centrosinistra in movimento: verso le Politiche 2027 tra alleanze e incognite

Archiviate le ultime Comunali, per il campo progressista si apre la fase più delicata: costruire una coalizione competitiva per il 2027, definire la leadership e sciogliere il nodo del centro moderato. Il quadro è complesso: il triangolo Pd–M5S–Avs regge, ma manca ancora l’elemento centrista capace di ampliare il perimetro e rendere la coalizione realmente contendibile.



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La sfida Schlein–Conte e il rischio di una competizione sbilanciata

Le primarie per la premiership si profilano come un confronto diretto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Una sfida che entusiasma parte della base ma che, secondo diversi dirigenti, rischia di penalizzare la rappresentanza moderata. La competizione interna potrebbe infatti schiacciare la cosiddetta “gamba di centro”, considerata indispensabile per rendere il campo largo competitivo nei collegi più difficili. La discussione interna è accesa: c’è chi teme che una contesa troppo polarizzata finisca per allontanare proprio quell’elettorato che la coalizione vorrebbe recuperare.

Il nodo della riforma elettorale e le mosse del centrodestra

Sullo sfondo resta la riforma elettorale proposta dal centrodestra, che punta a un sistema proporzionale con premio di maggioranza e indicazione del premier. Una riforma che, se approvata, potrebbe favorire la coalizione guidata da Giorgia Meloni, soprattutto in caso di alleanza stabile con Roberto Vannacci e il suo progetto politico in costruzione. Nel centrosinistra prevale la linea dell’opposizione netta: non conviene entrare nel merito degli emendamenti, ma contestare la modifica delle regole del gioco. I tempi parlamentari si allungano e la prima lettura alla Camera potrebbe arrivare solo in estate.

La “gamba di centro”: Civici, moderati e il ruolo di Gori

Il punto più delicato resta l’area centrista. Venerdì si riunirà la costituente dei Civici, promossa da Alessandro Onorato e sostenuta da Gianfranco Bettini, con l’obiettivo di aggregare esperienze locali e amministrative in vista di una lista moderata. Il nome più accreditato per guidare questa componente è quello di Giorgio Gori, ex sindaco di Bergamo ed eurodeputato dem, considerato figura capace di tenere insieme sensibilità diverse: renziani, democratici e civici. L’ipotesi è data come sempre più probabile, soprattutto dopo il passo indietro della sindaca di Genova Silvia Salis, che ha preferito non entrare in una contesa giudicata troppo divisiva.

Programmi, priorità e tensioni interne: pace, patrimoniale e identità politica

Oltre ai nomi, il centrosinistra deve affrontare divergenze programmatiche profonde. La base militante spinge su temi come pace, disarmo e patrimoniale, mentre parte della classe dirigente teme che un’agenda troppo radicale possa allontanare il voto moderato. C’è chi propone di sottoporre anche questi temi al voto delle primarie, trasformandole in un grande momento di partecipazione programmatica. Altri, invece, temono che un confronto così ampio possa acuire le divisioni interne invece di ricomporle.

Un equilibrio ancora lontano: tra strategia, leadership e identità

Il campo largo si trova davanti a un bivio: definire una leadership forte e condivisa oppure rischiare una competizione interna che potrebbe indebolire la coalizione. La ricerca di un equilibrio tra radicalità e moderazione, tra identità e pragmatismo, tra base e dirigenti, è tutt’altro che conclusa. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il centrosinistra riuscirà a presentarsi come alternativa credibile o se resterà intrappolato nei suoi stessi nodi irrisolti.

Commento editoriale

Il centrosinistra continua a parlare di “campo largo”, ma per ora sembra più un campo minato. Ogni passo rischia di far esplodere una contraddizione: Schlein e Conte si contendono la leadership, i moderati cercano una casa, i civici una rappresentanza, e intanto il centrodestra detta l’agenda con la riforma elettorale. La verità è che il problema non è solo la “gamba di centro”: è la difficoltà di tenere insieme un progetto politico che vuole essere tutto e il contrario di tutto. Se il campo largo non trova una direzione chiara, rischia di arrivare al 2027 con una coalizione formalmente unita ma politicamente fragile. E in politica, la fragilità non perdona.

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