
Aumento delle sigarette e nuova accisa: cosa prevede la proposta
L’aumento del prezzo delle sigarette fino a 10 euro rientra in una proposta di legge che punta a ridurre il consumo di tabacco e rafforzare la prevenzione sanitaria. La misura, sostenuta da associazioni e promotori dell’iniziativa popolare, apre un confronto politico ed economico sul peso delle accise, sugli effetti per i consumatori e sul possibile allineamento agli standard europei. A mio avviso, anche per fare cassa!
- Impatto economico e sociale dell’aumento
- Gli obiettivi sanitari e i dati sul tabagismo
- Il confronto con gli altri Paesi europei
Impatto economico e sociale dell’aumento
La proposta di legge di iniziativa popolare che punta ad aumentare di cinque euro il costo di tutti i prodotti da fumo – sigarette tradizionali, tabacco riscaldato e dispositivi a inalazione di nicotina – rappresenta una delle iniziative più radicali degli ultimi anni nel contrasto al tabagismo. Il raggiungimento delle 50mila firme, annunciato dai promotori della campagna “5 euro contro il fumo”, segna il passaggio formale alla fase parlamentare, dove il testo dovrà essere discusso e valutato.
Le organizzazioni coinvolte – **Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom)**, **Fondazione Airc**, **Fondazione Umberto Veronesi** e **Fondazione Aiom** – sottolineano come il risultato sia arrivato in pochi mesi, segno di una sensibilità crescente verso il tema. La misura, se approvata, introdurrebbe un’accisa specifica di cinque euro per unità di consumo standard, applicata in aggiunta alle imposte già esistenti e indipendentemente dal prezzo di vendita.
L’impatto economico sarebbe significativo: si stima un gettito annuo di circa **800 milioni di euro**, destinato al rafforzamento del Servizio Sanitario Nazionale. Una cifra che, secondo i promotori, permetterebbe di sostenere programmi di prevenzione, diagnosi precoce e cura delle patologie legate al fumo, riducendo nel lungo periodo i costi sanitari generati dalle malattie correlate.
Dal punto di vista sociale, l’aumento del prezzo rappresenterebbe un deterrente soprattutto per i giovani, la fascia più vulnerabile e più sensibile alle variazioni di costo. L’esperienza internazionale mostra infatti che l’elasticità del consumo tra gli under 25 è molto elevata: un incremento netto del prezzo può ridurre drasticamente l’accesso ai prodotti da fumo, rallentando l’ingresso nel tabagismo e diminuendo il rischio di dipendenza a lungo termine.
Gli obiettivi sanitari e i dati sul tabagismo
I promotori della proposta richiamano con forza i dati epidemiologici: in Italia fuma poco meno del 25% della popolazione adulta tra i 18 e i 69 anni. Il fumo è responsabile del **90% dei tumori al polmone** e del **50% dei tumori alla vescica**, oltre a rappresentare un fattore determinante per malattie cardiovascolari come infarto e ictus, e respiratorie come BPCO, enfisema e asma.
Preoccupante anche la situazione tra i più giovani: fuma o “svapa” il 7,5% degli studenti tra 11 e 13 anni, percentuale che sale al 37,4% tra i 14 e i 17 anni. Numeri che, secondo Aiom, Airc, Fondazione Veronesi e Fondazione Aiom, dimostrano la necessità di interventi urgenti e incisivi.
L’aumento del prezzo è considerato uno degli strumenti più efficaci per ridurre il numero dei fumatori. Le organizzazioni ricordano come in altri Paesi l’innalzamento delle accise abbia prodotto cali significativi nel consumo. L’obiettivo dichiarato è una riduzione del **37% del consumo di tabacco**, un traguardo che avrebbe un impatto diretto sulla salute pubblica e sulla sostenibilità del sistema sanitario.
La proposta richiama inoltre il precedente della legge sull’oblio oncologico, approvata rapidamente da entrambi i rami del Parlamento: un esempio che i promotori citano per sollecitare una discussione altrettanto rapida e determinata su un tema che riguarda milioni di cittadini.
Il confronto con gli altri Paesi europei
La campagna “5 euro contro il fumo” ricorda come diversi Paesi europei abbiano già adottato politiche fiscali molto più severe rispetto all’Italia. La Francia, tra il 2017 e il 2025, ha visto il prezzo medio delle sigarette salire da 7,05 a 13 euro, con un calo dei fumatori adulti dal 27% al 18%. Un risultato che viene spesso citato come esempio di efficacia delle politiche di prezzo.
TuttiGiornali.it — Notizie in tempo reale dall’Italia e dal mondo.