
Elsa Fornero non finisce mai di stupire
Il ritratto dell’“antitaliana per vocazione” nasce dall’osservazione di un atteggiamento sempre più diffuso tra alcune figure pubbliche: quello di descrivere il Paese come irrimediabilmente arretrato, bloccato, incapace di crescere senza una radicale rieducazione culturale. Una narrazione che, invece di analizzare con equilibrio responsabilità e limiti, finisce spesso per colpire proprio chi vive ogni giorno le difficoltà economiche e sociali dell’Italia reale.
Il nuovo affondo di Elsa Fornero contro gli italiani riapre una frattura ormai evidente tra una parte dell’élite accademica e la realtà sociale del Paese. Nel suo commento sulla Stampa, l’ex ministra descrive un’Italia «conservatrice», troppo legata alla casa di proprietà e alla sicurezza della pensione, quasi fossero vizi culturali da superare. Ma ciò che colpisce non è tanto la tesi — già nota — quanto l’asimmetria del bersaglio: la critica si concentra sui cittadini comuni, mentre evita accuratamente di sfiorare quei veri potentati economici che, più di chiunque altro, influenzano scelte politiche, investimenti e assetti industriali. Il risultato è un discorso che appare sbilanciato: da un lato si rimprovera alla popolazione di essere prudente, dall’altro si sorvola su chi, come le grandi famiglie industriali e finanziarie — dagli Elkann in giù — esercita un potere ben più incisivo nel determinare la direzione del Paese. Il “conservatorismo sociale” evocato dalla Fornero diventa così un concetto monco, che ignora le responsabilità di chi ha mezzi, influenza e capacità decisionale. Eppure, se davvero si vuole affrontare il tema della crescita e degli investimenti, non si può limitare l’analisi alle abitudini degli italiani. Occorre interrogarsi anche su chi beneficia dello status quo, su chi ha interesse a mantenere un sistema che tutela pochi e scarica i costi su molti. È questa la parte mancante del ragionamento della professoressa: la capacità di guardare oltre il perimetro dei cittadini comuni e di includere nel discorso anche quei centri di potere che raramente vengono chiamati per nome. Il commento della Fornero, insomma, finisce per confermare ciò che voleva criticare: un Paese dove il peso delle responsabilità non è distribuito in modo equo e dove, troppo spesso, chi ha voce pubblica preferisce puntare il dito verso il basso invece che verso l’alto.
Ah, i pensionati continuano a “ringraziarla”.
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