Tanta nostalgia per i tempi che non torneranno mai più

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Alfa
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Tanta nostalgia per i tempi che non torneranno mai più

Messaggio da leggere da Alfa »

Eravamo tutti migliori, ci salutavamo dalla finestra e quando ne vedevamo una chiusa ci interessavamo subito cosa fosse successo, le donne che alla prima goccia pioggia, vedendo i panni della vicina stesi urlavano "Maria piove" e i vecchi, quelli che ti raccontavano la vita, quella vera e patita sotto le bombe, quelli che ti insegnavano il comportamento con le donne e sembre gentili, sempre pronti a insegnarti come "stare al mondo". Io ho conosciuto Guido, un vecchietto di allora che ogni tanto ripensandoci è stata la mia Bibbia di guida.

Per Guido che dopo tanti anni ricordo ancora.

Lo sento da oltre il muro che ogni suono fa passare,
l'odore quasi povero di roba da mangiare,
lo vedo nella luce che anch'io mi ricordo bene
di lampadina fioca, quella da trenta candele,
fra mobili che non hanno mai visto altri splendori,
giornali vecchi ed angoli di polvere e di odori,
fra i suoni usati e strani dei suoi riti quotidiani:
mangiare, sgomberare, poi lavare piatti e mani.
Lo sento quando torno stanco e tardi alla mattina
aprire la persiana, tirare la tendina
e mentre sto fumando ancora un'altra sigaretta,
andar piano, in pantofole, verso il giorno che lo aspetta
e poi lo incontro ancora quando viene l'ora mia,
mi dà un piacere assurdo la sua antica cortesia:
"Buon giorno, professore. Come sta la sua signora?
E i gatti? E questo tempo che non si rimette ancora..."
Mi dice cento volte fra la rete dei giardini
di una sua gatta morta, di una lite coi vicini
e mi racconta piano, col suo tono un po' sommesso,
di quando lui e Bologna eran più giovani di adesso...
Io ascolto e i miei pensieri corron dietro alla sua vita,
a tutti i volti visti dalla lampadina antica,
a quell'odore solito di polvere e di muffa,
a tutte le minestre riscaldate sulla stufa,
a quel tic-tac di sveglia che enfatizza ogni secondo,
a come da quel posto si può mai vedere il mondo,
a un'esistenza andata in tanti giorni uguali e duri,
a come anche la storia sia passata fra quei muri...
Io ascolto e non capisco e tutto attorno mi stupisce
la vita, com'è fatta e come uno la gestisce
e i mille modi e i tempi, poi le possibilità,
le scelte, i cambiamenti, il fato, le necessità
e ancora mi domando se sia stato mai felice,
se un dubbio l'ebbe mai, se solo oggi si assopisce,
se un dubbio l'abbia avuto poche volte oppure spesso,
se è stato sufficiente sopravvivere a se stesso...
Ma poi mi accorgo che probabilmente è solo un tarlo
di uno che ha tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo:
non posso o non so dir per niente se peggiore sia,
a conti fatti, la sua solitudine o la mia...
Diremo forse un giorno: "Ma se stava così bene...
Avrà il marmo con l' angelo che spezza le catene
coi soldi risparmiati un po' perché non si sa mai,
un po' per abitudine: che, son sempre pronti i guai" .
Vedremo visi nuovi, voci dai sorrisi spenti:
"Piacere", "È mio", "Son lieto", "Eravate suoi parenti?"
E a poco a poco andrà via dalla nostra mente piena:
soltanto un'impressione che ricorderemo appena...
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Sayon
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Re: Tanta nostalgia per i tempi che non torneranno mai più

Messaggio da leggere da Sayon »

Alfa ha scritto: 9 nov 2019, 11:10 Eravamo tutti migliori, ci salutavamo dalla finestra e quando ne vedevamo una chiusa ci interessavamo subito cosa fosse successo, le donne che alla prima goccia pioggia, vedendo i panni della vicina stesi urlavano "Maria piove" e i vecchi, quelli che ti raccontavano la vita, quella vera e patita sotto le bombe, quelli che ti insegnavano il comportamento con le donne e sembre gentili, sempre pronti a insegnarti come "stare al mondo". Io ho conosciuto Guido, un vecchietto di allora che ogni tanto ripensandoci è stata la mia Bibbia di guida.

Per Guido che dopo tanti anni ricordo ancora.

Lo sento da oltre il muro che ogni suono fa passare,
l'odore quasi povero di roba da mangiare,
lo vedo nella luce che anch'io mi ricordo bene
di lampadina fioca, quella da trenta candele,
fra mobili che non hanno mai visto altri splendori,
giornali vecchi ed angoli di polvere e di odori,
fra i suoni usati e strani dei suoi riti quotidiani:
mangiare, sgomberare, poi lavare piatti e mani.
Lo sento quando torno stanco e tardi alla mattina
aprire la persiana, tirare la tendina
e mentre sto fumando ancora un'altra sigaretta,
andar piano, in pantofole, verso il giorno che lo aspetta
e poi lo incontro ancora quando viene l'ora mia,
mi dà un piacere assurdo la sua antica cortesia:
"Buon giorno, professore. Come sta la sua signora?
E i gatti? E questo tempo che non si rimette ancora..."
Mi dice cento volte fra la rete dei giardini
di una sua gatta morta, di una lite coi vicini
e mi racconta piano, col suo tono un po' sommesso,
di quando lui e Bologna eran più giovani di adesso...
Io ascolto e i miei pensieri corron dietro alla sua vita,
a tutti i volti visti dalla lampadina antica,
a quell'odore solito di polvere e di muffa,
a tutte le minestre riscaldate sulla stufa,
a quel tic-tac di sveglia che enfatizza ogni secondo,
a come da quel posto si può mai vedere il mondo,
a un'esistenza andata in tanti giorni uguali e duri,
a come anche la storia sia passata fra quei muri...
Io ascolto e non capisco e tutto attorno mi stupisce
la vita, com'è fatta e come uno la gestisce
e i mille modi e i tempi, poi le possibilità,
le scelte, i cambiamenti, il fato, le necessità
e ancora mi domando se sia stato mai felice,
se un dubbio l'ebbe mai, se solo oggi si assopisce,
se un dubbio l'abbia avuto poche volte oppure spesso,
se è stato sufficiente sopravvivere a se stesso...
Ma poi mi accorgo che probabilmente è solo un tarlo
di uno che ha tanto tempo ed anche il lusso di sprecarlo:
non posso o non so dir per niente se peggiore sia,
a conti fatti, la sua solitudine o la mia...
Diremo forse un giorno: "Ma se stava così bene...
Avrà il marmo con l' angelo che spezza le catene
coi soldi risparmiati un po' perché non si sa mai,
un po' per abitudine: che, son sempre pronti i guai" .
Vedremo visi nuovi, voci dai sorrisi spenti:
"Piacere", "È mio", "Son lieto", "Eravate suoi parenti?"
E a poco a poco andrà via dalla nostra mente piena:
soltanto un'impressione che ricorderemo appena...
I tempi non ritornano da soli , ma possono essere ripetuti e re-insegnati dove possibile. Comincia da te, a dare l' esempio. Questo e' anche un dovere delle persone piu' anziane. Se i giovani sono maleducati, gli si da un esempio di educazione. La natura umana e' rimasta la stessa di sempre. Chi la fa cambiare sono le persone volgari e infide alle quali si da troppa importanza. Non sono ad esempio gli studenti che mancano di rispetto ai rappresentanti dell' esercito e marina, sono i loro pessimi insegnanti che gli hanno fatto capire che il farlo e' perfettamente OK .
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