Drone sulla centrale di Zaporizhzhia: Mosca parla di “raid mirato”, Kiev smentisce

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Tensione altissima attorno alla più grande centrale nucleare d’Europa dopo la denuncia russa

La denuncia di Mosca su un presunto attacco ucraino contro la centrale nucleare di Zaporizhzhia ha riacceso uno dei fronti più delicati dell’intero conflitto. Secondo le autorità russe, un drone avrebbe colpito l’area della sala macchine dell’unità 6, provocando un’esplosione e un foro nella struttura. Kiev respinge ogni accusa e parla di “provocazione informativa”, accusando la Russia di utilizzare l’impianto come strumento di pressione e ricatto. L’episodio arriva in un momento già segnato da allarmi aerei, attacchi con droni in diverse regioni ucraine e tensioni crescenti lungo il confine con la Romania, dove la NATO ha confermato di aver tracciato un velivolo russo precipitato su un condominio a Galați.


Indice rapido

Il presunto attacco alla centrale di Zaporizhzhia

Mosca sostiene che un drone ucraino, descritto come un velivolo kamikaze guidato tramite fibra ottica, abbia colpito la sala macchine dell’unità 6 della centrale di Zaporizhzhia. Alexei Likhachev, direttore generale di Rosatom, ha affermato che l’esplosione avrebbe provocato un foro nella parete, pur senza danneggiare le apparecchiature principali. Secondo la versione russa, la natura del sistema di guida escluderebbe qualsiasi incidente, configurando un’azione deliberata.

La smentita di Kiev e le accuse incrociate

Le Forze di Difesa ucraine hanno respinto categoricamente la ricostruzione russa, definendola un tentativo di screditare Kiev e di mascherare le “azioni criminali” delle truppe di occupazione. In un comunicato, l’Ucraina ribadisce di non aver colpito il reattore né alcuna struttura critica dell’impianto, sottolineando che le proprie operazioni rispettano il diritto internazionale umanitario. Kiev accusa inoltre Mosca di utilizzare la centrale come leva politica e come scudo per operazioni militari.

Il caso del drone russo in Romania e la risposta NATO

La giornata è stata segnata anche da un altro episodio critico: la NATO ha confermato di aver individuato e tracciato il drone russo che si è schiantato su un condominio a Galați, in Romania. Un alto ufficiale dell’Alleanza ha spiegato che il velivolo viaggiava a circa 200 km/h ed è entrato nello spazio aereo romeno pochi minuti prima dell’impatto. L’incidente ha spinto la NATO a valutare ulteriori misure di rafforzamento della rete di sensori e dei sistemi anti-drone lungo il fianco orientale.

Il contesto regionale e le altre tensioni della giornata

La situazione resta tesa anche in altre aree dell’Ucraina: nella regione di Chernihiv un attacco di droni russi ha provocato la morte di un uomo di 58 anni e la distruzione di diversi camion. Nel frattempo, in varie regioni del Paese è stato dichiarato lo stato di allerta aerea per il rischio di attacchi balistici. Sul fronte politico, il presidente polacco Karol Nawrocki ha nuovamente criticato l’ingresso dell’Ucraina nell’Unione Europea, accusando Kiev di glorificare figure storiche controverse come Andriy Melnyk.

Commento editoriale

La vicenda di Zaporizhzhia conferma quanto il fronte nucleare sia diventato un terreno di scontro informativo oltre che militare. La Russia utilizza ogni episodio per rafforzare la narrativa del “terrorismo ucraino”, mentre Kiev denuncia un uso sistematico della centrale come scudo e come arma psicologica. La verità, come spesso accade in guerra, diventa un campo di battaglia parallelo, dove ogni dichiarazione è calibrata per influenzare opinioni pubbliche e alleati. Il coinvolgimento della NATO nel caso romeno aggiunge un ulteriore livello di complessità: il rischio di incidenti transfrontalieri aumenta e con esso la possibilità di escalation non intenzionali. In questo scenario, la centrale di Zaporizhzhia rimane un simbolo fragile: un impianto strategico trasformato in un nodo geopolitico dove ogni scintilla può avere conseguenze imprevedibili.

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